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“Nutrire Equilibri”: prevenzione, cura e lavoro di rete contro i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione

Il Rotary Club Ciriè Valli di Lanzo ha riunito professionisti sanitari, servizi sociali, scuole e realtà educative per approfondire un problema sempre più diffuso tra adolescenti e giovani

Mercoledì 17 giugno 2026, presso l’Istituto Ernesta Troglia di Ciriè, si è svolto l’incontro “Nutrire Equilibri”, promosso dal Rotary Club Ciriè Valli di Lanzo nell’ambito del District Grant dell’anno rotariano 2025-2026.

Il progetto è nato con l’obiettivo di affrontare il tema del cibo non soltanto come fonte di nutrimento, ma anche come possibile espressione di sofferenze psicologiche, relazionali e sociali. Al centro della serata sono stati posti la prevenzione, la consapevolezza e il benessere dei giovani in relazione ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, con particolare attenzione all’età evolutiva.

L’incontro, moderato dalla presidente del Rotary Club Ciriè Valli di Lanzo Mariangela Brunero, ha visto la partecipazione di professionisti dell’ASL TO4, del C.I.S., della Cooperativa Crisalide e delle istituzioni locali.

Un progetto nato dall’ascolto delle famiglie e del territorio

Aprendo i lavori, la nostra presidente Mariangela Brunero ha spiegato come sia nato il District Grant. Ogni anno il Distretto Rotary 2031 offre ai Club la possibilità di presentare progetti coerenti con le linee guida indicate dal governatore distrettuale e dal Rotary International. Per l’anno 2025-2026 il tema scelto era il cibo.

Il Rotary Club Ciriè Valli di Lanzo ha voluto interpretarlo in senso più ampio, concentrandosi non soltanto sull’alimentazione, ma anche sulle problematiche che possono svilupparsi intorno al rapporto con il cibo.

L’idea è maturata anche grazie all’esperienza della presidente all’interno del C.I.S, dove ha potuto incontrare famiglie alle prese con anoressia, bulimia, autolesionismo e altre forme di disagio che spesso si intrecciano tra loro.

Il progetto ha preso forma attraverso il confronto con la responsabile dell’Area Minori del C.I.S. Donatella Fornelli, con gli assistenti sociali e con Manuela Barboni, responsabile della Cooperativa Crisalide. È stato così possibile mettere in collegamento psichiatria degli adulti, neuropsichiatria infantile, servizi sociali, professionisti dell’educazione e scuole.

Un lavoro complesso, che ha richiesto tempo, coordinamento e soprattutto la volontà comune di costruire una rete stabile.

Il saluto del sindaco: far conoscere ciò che il territorio offre

Il sindaco di Ciriè Loredana Devietti Goggia ha sottolineato il valore dell’iniziativa e la capacità del Rotary di interpretare il tema del cibo partendo dalle fragilità che riguardano i giovani.

Ha ricordato come l’Amministrazione comunale sia da tempo impegnata sui temi del bullismo, del cyberbullismo, del disagio giovanile e dell’uso dei dispositivi digitali. L’obiettivo per il futuro è mettere maggiormente in rete le opportunità già presenti sul territorio, facendo conoscere alle famiglie e ai ragazzi ciò che offrono l’ASL, il C.I.S., le cooperative, gli psicologi e gli sportelli presenti nelle scuole.

Molte risorse esistono già, ma spesso non sono sufficientemente conosciute. Per questo è fondamentale migliorare la comunicazione, permettendo alle persone di sapere a chi rivolgersi prima che il disagio diventi troppo grave.

I disturbi alimentari richiedono équipe multidisciplinari

Il primo intervento sanitario è stato affidato al dottor Gabriele Nigro e alla dottoressa Sara Chiara Maria Sterpone, che hanno presentato una fotografia della situazione dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione nell’ASL TO4.

Il dottor Nigro ha chiarito che i disturbi alimentari sono patologie psichiche che coinvolgono direttamente anche il corpo e possono avere conseguenze importanti sulla salute fisica, nell’immediato e nel lungo periodo.

Per questo motivo non possono essere affrontati da un’unica figura professionale. Richiedono équipe multidisciplinari capaci di integrare competenze psichiatriche, psicologiche, nutrizionali, mediche, infermieristiche e riabilitative, prevedendo, quando necessario, anche ricoveri ospedalieri o interventi di medicina interna.

Un’altra caratteristica rilevante è la frequente presenza di altre problematiche associate: disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità e condizioni più complesse che rendono il percorso terapeutico particolarmente impegnativo.

Le persone interessate, inoltre, spesso faticano a riconoscere il problema e ad accettare l’aiuto. Diventa quindi indispensabile trovare strumenti e reti capaci di intercettare precocemente le situazioni di rischio.

Il ruolo dei social media e la necessità della prevenzione

Nel corso dell’intervento è stata richiamata l’attenzione su alcuni studi condotti nelle scuole, dai quali emergono percentuali preoccupanti di giovani potenzialmente esposti a sintomi riconducibili ai disturbi alimentari.

I casi effettivamente intercettati dai servizi rappresenterebbero soltanto una parte delle situazioni esistenti. Per questo la prevenzione deve avvenire prima possibile, coinvolgendo scuole, famiglie, servizi sanitari e realtà educative.

Tra gli elementi da considerare vi è anche l’uso dei social media. Non è stata indicata una relazione diretta di causa ed effetto, ma una maggiore esposizione a determinati contenuti sembra essere più frequente tra i giovani che presentano sintomi di disagio alimentare.

Il confronto continuo con immagini selezionate, modificate e idealizzate può amplificare l’insoddisfazione verso se stessi e il proprio corpo.

L’ambulatorio dell’ASL TO4 per gli adulti

La dottoressa Sterpone ha illustrato l’organizzazione dell’ambulatorio dedicato ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, attivo nelle sedi di Chivasso e, dal 2023, di Ivrea, aperta per facilitare l’accesso dei pazienti dell’area eporediese.

Il servizio segue persone a partire dai 17 anni affette da anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata e altre forme di disturbo alimentare.

L’équipe stabile è composta da psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, dietologi, dietisti e infermieri. La continuità degli operatori è particolarmente importante, perché permette ai pazienti di incontrare sempre gli stessi professionisti, costruendo nel tempo fiducia e disponibilità ad affidarsi alle cure.

Il trattamento è principalmente psicoterapeutico, ma può comprendere terapia nutrizionale, farmaci, pasti assistiti e interventi riabilitativi.

Dai dati presentati emerge un aumento progressivo degli accessi. Nei dieci anni esaminati sono stati seguiti centinaia di pazienti, in maggioranza giovani sotto i 26 anni. Le terapie sono generalmente lunghe e possono richiedere anche diversi anni prima di produrre miglioramenti stabili.

Quando possibile si cerca di mantenere il paziente nel proprio ambiente di vita. Nei casi più gravi, tuttavia, possono rendersi necessari ricoveri in psichiatria, medicina generale, strutture specialistiche o comunità.

Sono stati inoltre sperimentati interventi educativi domiciliari, utili soprattutto per persone con una lunga storia di malattia o con difficoltà nella gestione autonoma dei pasti.

La delicata transizione dalla neuropsichiatria infantile ai servizi per adulti

Un tema centrale è stato quello del passaggio dalla minore alla maggiore età.

I disturbi alimentari spesso iniziano durante l’adolescenza e non sempre il percorso di cura può concludersi entro i 18 anni. Diventa quindi necessario garantire continuità tra la Neuropsichiatria infantile e la Psichiatria degli adulti.

Le linee guida suggeriscono una fase di sovrapposizione di almeno sei mesi, durante la quale i due servizi si incontrano, condividono le informazioni e presentano gradualmente il nuovo percorso al giovane e alla famiglia.

Il passaggio dovrebbe essere costruito non soltanto in base all’età anagrafica, ma anche considerando il livello di maturità, le competenze acquisite, le condizioni cliniche e il contesto familiare.

Grazie al progetto “Nutrire Equilibri” è stato possibile rafforzare questa collaborazione e garantire, in alcuni casi, la continuità della stessa educatrice durante il passaggio da un servizio all’altro, evitando brusche interruzioni nella relazione di cura.

Disturbi alimentari in età evolutiva: un problema di salute pubblica

La dottoressa Maria Pia Bellini, del Servizio di Neuropsichiatria infantile dell’ASL TO4, ha approfondito il tema dei disturbi alimentari nei bambini e negli adolescenti.

Nel periodo successivo alla pandemia i casi sono aumentati sensibilmente, soprattutto tra i giovanissimi. L’isolamento, la permanenza forzata a casa, la chiusura delle scuole e la riduzione delle occasioni di socializzazione hanno aggravato una situazione che, tuttavia, era già in crescita prima del Covid.

Una parte consistente dei casi riguarda ragazzi tra i 15 e i 19 anni, ma sono presenti anche bambini sotto i 12 anni. Si tratta quindi di un vero problema di salute pubblica, con possibili conseguenze sul neurosviluppo.

La dottoressa Bellini ha spiegato che i disturbi alimentari sono profondamente legati al contesto culturale. Nelle società occidentali vengono spesso esaltati la magrezza femminile e il corpo muscoloso maschile, associandoli a disciplina, autocontrollo, successo e salute.

Al contrario, i corpi che non corrispondono a questi modelli possono essere oggetto di stigma e giudizio.

La prevenzione deve quindi promuovere l’accettazione della varietà dei corpi e un’idea di benessere che non coincida con il solo aspetto estetico.

Adolescenza, immagine corporea ed emozioni

Durante l’adolescenza il corpo cambia rapidamente e il giovane deve costruire una nuova rappresentazione di sé. È una fase delicata, nella quale il corpo può diventare il luogo attraverso cui vengono espressi conflitti, sofferenze e difficoltà emotive.

L’immagine corporea non coincide semplicemente con l’aspetto fisico, ma comprende percezioni, pensieri, emozioni e comportamenti.

I social media possono aumentare il confronto con gli altri, perché propongono immagini selezionate, filtrate e spesso lontane dalla realtà. Per questo è importante insegnare ai ragazzi a comprendere il funzionamento degli algoritmi, dei feed, dei filtri e delle strategie commerciali legate agli influencer.

Il problema non è soltanto il tempo trascorso online, ma soprattutto il tipo di contenuti fruiti.

La prevenzione dovrebbe sviluppare alfabetizzazione emotiva, senso critico e capacità di riconoscere ciò che si prova. Il disturbo alimentare, infatti, non riguarda soltanto il cibo: può diventare una strategia per regolare emozioni che il ragazzo non riesce a nominare, comprendere o tollerare.

Tra le caratteristiche frequentemente osservate vi sono perfezionismo, difficoltà nel riconoscere le emozioni, sensibilità al rifiuto, intolleranza agli stati emotivi intensi e problemi di regolazione emotiva.

L’ambulatorio di secondo livello della Neuropsichiatria infantile

L’ambulatorio di secondo livello per i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione dell’ASL TO4 è nato tra il 2022 e il 2023 grazie a fondi regionali destinati al potenziamento dei servizi.

Opera attraverso la collaborazione tra Neuropsichiatria infantile, Dietetica e Nutrizione clinica e Pediatrie ospedaliere.

I pazienti accedono inizialmente ai servizi territoriali e, nei casi più complessi, vengono inviati all’ambulatorio specialistico. Il servizio prende in carico giovani con perdita di peso significativa, parametri clinici alterati, difficoltà ad aderire ai programmi dietetici e presenza di altre problematiche psichiatriche o comportamentali.

Tra le diagnosi maggiormente rappresentate vi sono l’anoressia nervosa e l’anoressia nervosa atipica. Quest’ultima riguarda ragazzi che, pur non presentando ancora un peso inferiore alla media, perdono molti chilogrammi in poco tempo, con rischi clinici importanti.

È stato inoltre approfondito l’ARFID, il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo, frequente anche nei bambini e spesso associato a disturbi del neurosviluppo, come autismo e ADHD.

Dal 2025 è attivo anche un ambulatorio dedicato alla selettività alimentare, rivolto a bambini a partire dai tre anni, nel quale dietista ed educatrice lavorano insieme con il bambino e la famiglia.

Autolesionismo, ideazione suicidaria e altre comorbidità

Nei dati presentati dalla Neuropsichiatria infantile è emersa una significativa presenza di condizioni associate.

Circa il 40% dei ragazzi del campione analizzato presentava autolesionismo o ideazione suicidaria. Sono inoltre frequenti disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi dello spettro autistico.

Queste situazioni rendono più complessa anche la gestione dei ricoveri, perché non sempre è sufficiente un reparto pediatrico e può rendersi necessario un ricovero in Neuropsichiatria infantile per garantire condizioni di sicurezza.

Gli interventi educativi domiciliari, i pasti assistiti e i servizi semiresidenziali rappresentano risorse molto importanti, soprattutto dopo un ricovero e nelle situazioni in cui occorre sostenere le dinamiche familiari e la ripresa della quotidianità.

“#IoMiVedo”: educare allo sguardo che previene

Uno dei risultati più significativi del progetto “Nutrire Equilibri” è stato il percorso di prevenzione “#IoMiVedo”, realizzato nelle scuole dalla Cooperativa Crisalide.

A presentarlo sono state la pedagogista ed educatrice professionale Erika Rusinà e la psicologa Paola Chiadò.

Il titolo richiama il linguaggio dei social e il bisogno adolescenziale di mostrarsi ed essere visti, ma contiene anche una domanda più profonda: «Come mi vedo io, al di là di come appaio agli altri?».

Il progetto ha lavorato sulla tensione tra immagine mostrata e identità vissuta, affrontando il rapporto tra immagine corporea, social media e benessere psicofisico.

I social non sono stati demonizzati, perché fanno parte della vita quotidiana dei ragazzi e rappresentano importanti spazi di relazione. L’obiettivo è stato invece aiutare gli studenti a usarli con maggiore consapevolezza.

Gli obiettivi del percorso nelle scuole

Il progetto si è proposto di:

  • promuovere il benessere psicofisico degli adolescenti;
  • favorire un’immagine corporea positiva, realistica e rispettosa delle diversità;
  • sviluppare consapevolezza critica verso i contenuti dei social media;
  • riflettere sull’impatto dei social sulle emozioni e sull’autostima;
  • valorizzare le risorse personali e relazionali del gruppo;
  • creare spazi di dialogo protetti e non giudicanti.

Gli incontri si sono svolti in cerchio, senza la presenza degli insegnanti, per favorire una relazione più libera e orizzontale. Con gli studenti è stato stabilito un patto di riservatezza.

Sono stati utilizzati giochi strutturati, attività creative, lavori in piccoli gruppi, momenti di confronto e una cassetta anonima per le domande.

Il percorso ha coinvolto due classi prime dell’Istituto superiore D’Oria e diverse classi seconde e terze dell’Istituto comprensivo di Balangero, nei plessi di Balangero, Cafasse e Mathi.

Le abitudini digitali degli studenti delle superiori

Il primo incontro nelle scuole superiori è stato dedicato alle abitudini digitali: tempo trascorso online, piattaforme utilizzate, contenuti seguiti e funzione emotiva e relazionale attribuita ai social.

Molti ragazzi hanno dichiarato di aver cancellato una fotografia perché non ritenuta soddisfacente e di mostrare online soltanto gli aspetti migliori di sé.

È emerso inoltre quanto sia frequente il confronto con altre persone sui social.

Il 61% degli studenti ha riconosciuto che commentare, anche scherzosamente, il corpo di un amico può rappresentare un fattore di rischio, mentre una parte consistente non ne ha colto pienamente la pericolosità.

Oltre l’80% ha considerato potenzialmente rischioso l’uso dei filtri prima della pubblicazione delle immagini.

Sul confronto con influencer o modelli ideali, invece, le opinioni si sono divise quasi a metà, mostrando come la consapevolezza del rischio non sia ancora uniforme.

Dal corpo guardato al corpo sentito

Il lavoro educativo ha cercato di spostare l’attenzione dal corpo osservato e giudicato al corpo percepito, abitato e ascoltato.

Gli studenti sono stati invitati a riconoscere le sensazioni fisiche e le emozioni che emergono quando ci si sente osservati, giudicati o non abbastanza adeguati.

È stato affrontato anche l’atteggiamento del «va tutto bene», del «sono tranquillo», che spesso può nascondere emozioni difficili da riconoscere e nominare.

Durante il secondo incontro si è lavorato sul concetto di perfezione. Il 30% dei partecipanti riteneva possibile raggiungerla impegnandosi abbastanza, ma tutti hanno riconosciuto che la ricerca della perfezione genera pressione.

Di fronte agli ideali irraggiungibili, tutti gli studenti hanno riferito di sentirsi più tristi o insicuri pensando a se stessi.

Il percorso ha quindi aiutato a distinguere il desiderio sano di migliorarsi dal perfezionismo rigido, che può trasformarsi in ansia, autocritica e senso di inadeguatezza.

Autostima e valore personale

Un altro obiettivo centrale è stato aiutare i ragazzi a spostare l’attenzione dall’immagine esterna al valore personale.

Il 30% dei partecipanti associava l’autostima all’assenza di insicurezza; il restante 70% riconosceva invece che avere autostima significa saper accogliere anche le proprie fragilità.

Soltanto il 5% collegava direttamente l’autostima al modo in cui ci si vede fisicamente, mentre il 95% riconosceva che il valore personale va oltre l’aspetto esteriore.

Tutti i partecipanti hanno concordato sul fatto che il valore di una persona non dipende dalla sua bellezza.

Il lavoro nelle scuole medie

Nelle scuole medie il percorso è stato adattato all’età e al livello di consapevolezza degli studenti.

Lo sport è risultato l’attività alla quale i ragazzi dedicano più tempo, seguito dalle relazioni con gli amici, dall’uso del cellulare e dallo studio.

WhatsApp è il canale maggiormente utilizzato, seguito da YouTube, soprattutto per la musica, e poi da Instagram e TikTok. Molti studenti non possiedono ancora un profilo personale e accedono attraverso i telefoni o gli account dei genitori.

Il 93% ha riconosciuto come rischioso commentare il corpo di un amico, anche per scherzo.

Al contrario, l’81% non considerava problematico mostrare online soltanto gli aspetti migliori della propria vita. Anche rispetto al confronto con gli altri, soltanto la metà dei ragazzi ne percepiva il possibile impatto negativo.

Questi dati confermano l’importanza di intervenire precocemente, quando i modelli estetici e digitali sono già presenti, ma non sono ancora completamente interiorizzati.

“Io sono anche”: nessuno può essere definito da una sola etichetta

Il percorso si è concluso con l’attività di visual thinking “Io sono anche”.

Ogni ragazzo ha completato la frase con qualità, punti di forza, fragilità e caratteristiche che sentiva proprie.

L’obiettivo era far comprendere che nessuna persona può essere definita da una sola etichetta: un ragazzo non è soltanto timido, ma può essere anche curioso; non è soltanto insicuro, ma anche creativo.

In alcune classi è stato realizzato anche un esercizio di riconoscimento reciproco: ogni studente ha ricevuto dai compagni dei post-it con qualità positive che gli altri gli riconoscevano.

L’attività ha avuto un impatto particolarmente significativo nelle classi terze, vicine all’esame e al passaggio alla scuola superiore.

Il messaggio conclusivo del progetto è stato sintetizzato così: passare dal bisogno di essere visti al coraggio di vedersi, non come immagini da esporre, ma come persone da riconoscere.

Il ruolo della Cooperativa Crisalide

Manuela Barboni, responsabile della Cooperativa Crisalide, ha ricordato che il progetto ha agito su due fronti: la prevenzione nelle scuole e il sostegno alla continuità terapeutica.

Grazie al finanziamento è stato possibile accompagnare alcune ragazze nel passaggio dalla Neuropsichiatria infantile ai servizi per adulti, mantenendo la stessa educatrice e offrendo ore aggiuntive di sostegno nei casi più complessi.

Il percorso scolastico proseguirà nei prossimi mesi e potrà essere esteso ad altre classi dell’Istituto D’Oria e dell’Istituto Albert.

Il C.I.S.: sostenere il minore e l’intera famiglia

A concludere gli interventi è stata Donatella Fornelli, responsabile dell’Area Minori del C.I.S.

Ha ricordato che dietro il sintomo alimentare vi è spesso una sofferenza profonda: fragilità relazionali, conflitti familiari, problemi scolastici, ritiro sociale, bassa autostima, bullismo e cyberbullismo.

Il compito dei servizi sociali è osservare il minore nel suo contesto di vita e intervenire non soltanto sul ragazzo, ma anche sulla famiglia.

Molte situazioni arrivano ai servizi quando sono già particolarmente gravi, spesso dopo un ricovero o una segnalazione ospedaliera. In quei momenti gli operatori si trovano a dover agire con urgenza, avendo poco tempo per ricostruire la storia familiare e comprendere ciò che è accaduto prima dell’arrivo ai servizi.

I genitori possono vivere rabbia, paura, frustrazione, impotenza e senso di colpa. Anche per loro chiedere aiuto può essere difficile, perché può essere percepito come l’ammissione di non essere riusciti a farcela da soli.

Il sostegno deve quindi riguardare l’intero nucleo familiare.

Interventi educativi personalizzati e collaborazione con le scuole

Il C.I.S., insieme all’ASL TO4 e agli enti del Terzo settore, ha sviluppato interventi educativi specialistici, mirati e personalizzati.

Questi possono essere attivati rapidamente dopo una dimissione ospedaliera o in una fase critica e hanno anche l’obiettivo, quando possibile, di evitare il ricovero o l’inserimento in comunità.

Particolare importanza è stata attribuita alla collaborazione con le scuole. Gli insegnanti trascorrono molte ore con i ragazzi e possono cogliere precocemente cambiamenti, fragilità e segnali di disagio.

Occorre però aiutarli a comprendere come parlare con il giovane, come coinvolgere la famiglia e a quali servizi rivolgersi.

Gli sportelli scolastici con psicologi ed educatori possono rappresentare un punto di ascolto non soltanto per gli studenti, ma anche per gli insegnanti.

Una rete che continuerà a crescere

Dalla serata è emersa con chiarezza la necessità di continuare il lavoro iniziato.

“Nutrire Equilibri” ha permesso di rafforzare la collaborazione tra il Rotary Club Ciriè Valli di Lanzo, l’ASL TO4, il C.I.S., la Cooperativa Crisalide, le scuole, le istituzioni e le famiglie.

Il progetto proseguirà anche grazie a nuove collaborazioni e accordi sottoscritti con enti e fondazioni del territorio.

La prevenzione, come è stato più volte ricordato, significa arrivare prima: quando il disagio può ancora essere nominato, quando è possibile sostenere la consapevolezza e rafforzare i fattori di protezione.

Per farlo è necessario conoscere le risorse già esistenti, superare la paura di chiedere aiuto e costruire una rete capace di accompagnare ragazzi e famiglie senza giudizio e senza interruzioni.

È questo il significato più profondo dell’iniziativa: unire competenze, servizi e persone per trasformare l’ascolto in prevenzione e la collaborazione in possibilità concreta di cura.

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